Tecnica di tiro (tratto dal Toxophilus di Roger Ascham, 1545)
Nel tiro, come in tutte le altre cose, non vi può esser né quantità e nemmeno
qualità se queste tre cose - predisposizione, conoscenza e pratica
- non stanno insieme.
Il giusto tirare deriva da queste cose: la posizione, l'incocco, la trazione,
il mantenimento e il rilascio.
POSIZIONE
Il primo punto è, quando ci si accinge a tirare, l'assumere una posizione
dei piedi ed un'impostazione tale da esser sia elegante a vedersi che efficace
da usarsi, sistemando la figura e tutte le altre parti del corpo in tal postura
e portamento che egli possa sia impegnar tutte le sue forze a suo miglior
vantaggio, che eseguire il suo tiro e padroneggiarlo per il piacere e il
diletto di chi osserva. Non ci si deve accingere a questo troppo velocemente,
poiché ciò sarebbe avventato, né tuttavia attardarsi a ponderarvi troppo.
Un piede non deve essere posto troppo lontano dall'altro, per evitare di
trovarsi troppo in basso, il che è sconveniente, né tuttavia i piedi devono
stare troppo vicini, onde evitare di starsene troppo diritti in piedi, poiché
in tal modo un uomo né userà bene la sua forza, né tuttavia rimarrà stabile.
INCOCCO
L'incoccare bene è il punto più facile di tutto, ed in ciò non vi è scaltrezza,
ma solo diligente attenzione nel sistemar la freccia né troppo alta e né troppo
bassa, ma diritta e perpendicolare all'arco. Un incocco incostante fa sì che il
tiratore perda parte del suo allungo. Ed oltre a questo, se la mano della
freccia è in alto e la mano dell'arco in basso, o il contrario, l'arco è in
pericolo di rompersi, e la freccia, se è sottile, sobbalzerà, mentre se è
grossa zoppicherà faticosamente.
TRAZIONE
Oggigiorno noi tendiamo la corda fino all'orecchio destro. Tendere all'orecchio
è grandemente lodato, grazie a ciò si può tirare con maggior forza e a distanze
maggiori. Nel tiro al bersaglio, la fretta e il tender rapidamente non è né
sicuro né tuttavia elegante. Perciò il tender con calma ed in modo uniforme,
vale a dire non oscillando la mano ora in alto e ora in basso, ma sempre allo
stesso modo, finché si arriva al bordo o spalla della punta, è la cosa migliore
sia per efficacia che per eleganza.
MANTENIMENTO
Il mantenimento della trazione (al punto d'ancoraggio al volto) non
deve esser protratto a lungo, poiché ciò mette l'arco in pericolo ed inoltre
rovina il rilascio; esso deve essere breve al punto che possa esser meglio
percepito nella mente quando si verifica, piuttosto che visto ad occhio nudo
quando si esegue.
RILASCIO
Lo sgancio (scocco), deve essere molto simile. Così rapido e secco da esser
privo di ogni intralcio; così dolce e gentile da far volar la freccia non come
se fosse gettata fuori da una custodia. La via di mezzo tra questi due estremi,
che è lo sgancio perfetto, non è così difficile da mettersi in pratica come lo
è da descriversi in un insegnamento. Per il rilascio pulito, devi fare
attenzione a non strusciare contro qualsiasi cosa che tu abbia indosso.
A colui che è in grado di tirare in modo corretto non manca nient'altro che
il tirare diritto (cioe' fare in modo che il tiro sia perfettamente in linea
con la mezzeria del bersaglio) e il mantener la distanza (cioe' dare il "giusto
alzo", ossia calcolare la giusta parabola da dare al tiro in relazione ad ogni
distanza).
Addestramento
L'addestramento militare, nonche' tutta la teoria preparatoria al tiro con
l'arco, si fonda sul principio secondo il quale il tiro deve possedere tre
caratteristiche principali: precisione, forza e velocità.
Il successo nel tiro con l'arco dipende da:
precisione
capacita' d'offesa
abilita' nel colpire a distanza
velocita'
perizia nel difendere il proprio corpo.
Questi cinque punti sono i pilastri sui quali poggia il tiro con l'arco,
e il vero arciere e' colui il quale li padroneggia completamente.
Se la freccia colpisse il bersaglio, ma con scarsa forza, sarebbe inefficace.
Al contrario, se la freccia fosse capace di ferire ma non fosse precisa,
sarebbe inutile.
Se la freccia fosse allo stesso tempo precisa e mortale ma l'arciere non
fosse capace di difendersi dal nemico, quest'ultimo lo ucciderebbe.
Ancora, se l'arciere fosse preciso, capace di ferire, abile nel proteggersi,
ma mancasse di velocità nell'esecuzione, l'arciere avversario prevarrebbe su
di lui grazie ad una maggiore velocita'.
Infine, se le quattro condizioni elencate fossero tutte soddisfatte senza che
pero' l'arciere si tenga ben distante dal nemico, il suo antagonista potrebbe
ucciderlo. Infatti, e' solo perche' il tiro con l'arco puo' essere usato a
distanza dal nemico, che e' stato ritenuto come superiore alle altre tecniche
di combattimento. Piu' grande sara' la distanza dalla quale l'arciere tira,
tanto maggiore sara' il danno che potra' infliggere al nemico (con minori
rischi per la propria incolumita').
Vedere anche Approccio moderno
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